Claudio Abate

Claudio Abate racconta le trasformazioni nell’arte dal dopoguerra agli anni 70 scattando instancabilmente fotografie alle opere e agli artisti più significativi dal dopoguerra. Romano, figlio del pittore amico di Guttuso Carmelo Abate, perde il padre all’età di 5 anni. Costretto fin da giovane a lavorare, presta servizio nelle botteghe fotografiche della città. All’età di 15 anni apre il primo laboratorio personale nell’atelier del padre e inizia la vita da fotografo professionista. Nel 1959 ritrae Mario Schifano e dal 1961 collabora con la Press Service Agency in qualità di assistente di Eric Lessing, uno dei fondatori dell’agenzia Magnum. Life Magazine gli commissiona fotografie di opere d’arte ed eventi artistici. Claudio Abate segue la scena artistica della città ma anche quella teatrale, diventando fotografo ufficiale di Carmelo Bene. Alla fine degli anni sessanta è già acclamato fotografo dell’avanguardia artistica romana, fotografa le azioni e le opere di Pino Pascali, Jannis Kounellis, Eliseo Mattiacci e Fabio Mauri. Accanto all’attività di fotografo della performance Abate conduce una personale ricerca sulla sperimentazione fotografica esposta per la prima volta a Roma nel 1972 agli Incontri Internazionali d’Arte a cura di Achille Bonito Oliva. Titolo della serie è I contatti con la superficie Sensibile, stampe realizzate a grandezza naturale, in bianco e nero, attraverso il diretto contatto fra il soggetto fotografato e la carta fotografica sensibilizzata alla luce. Altri progetti sperimentali sono fortemente legati allo studio della visione e si concetrizzano nelle serie fotografiche La malattia dell’occhio (1979), dove l’autore produce immagini soggette ad anamorfosi e Progetto per un monumento al cinema (1983), opera realizzata con la stampa a contatto partendo da fotogrammi di Michelangelo Antonioni.