Franco Vaccari

Franco Vaccari esordisce nel mondo delle arti come poeta visivo. L’opera dell’artista si interroga sul rapporto con i mezzi di comunicazione e sul significato del processo artistico. Vaccari è disinteressato all’idea di concepire un’opera compiuta, preferendo un approccio sperimentale che comporta la partecipazione del pubblico alla realizzazione del significato dell’opera. Le azioni- evento di Vaccari differiscono dalle performance in quanto non rispondono al progetto premeditato dall’artista, ma godono di una spontaneità. Diventano luoghi di relazione e non di azione, intitolati Esposizioni in tempo reale, che l’artista documenta attraverso il mezzo fotografico. La fotografia di Vaccari non è mimesi né analogia del reale, ma un medium per documentare un processo artistico. Un processo in cui l’artista non interviene in maniera diretta ma lascia aperte le porte a risvolti determinati dalle reazioni dello spettatore. È del 1972 la celebre Esposizione in tempo reale n.4 installata alla 36esima Biennale di Venezia. Vaccari colloca una cabina automatica per fototessere al centro del padiglione e invita gli spettatori in quattro lingue a lasciare una traccia fotografica del proprio passaggio. Vengono scattate più di 6000 fotografie, che a fine mostra riempiranno i muri dello spazio espositivo. L’opera ha un’eccezionale partecipazione da parte del pubblico della mostra: diventa capace di autoalimentarsi sfuggendo al controllo dell’artista. La fotografia diventa frammento, traccia di un avvenimento, in un processo che vede l’artista innescare un evento senza la possibilità di prevederne il risultato.