Gabriele Basilico

Gabriele Basilico si laurea in Architettura a Milano nel 1973, ma dopo la laurea decide di dedicarsi alla professione di fotografo. Segue la lezione dell’amico e maestro Berengo Gardin, che lo spinge verso una fotografia sociale. Fra gli anni 70 e 80 comincia a scattare immagini di paesaggi urbani, privi di personaggi. Fotografie che documentano le trasformazioni fisiche del paesaggio dall’era industriale a quella postindustriale. Nel 1982 partecipa a Viaggio in Italia, il progetto ideato da Luigi Ghirri. Basilico scatta immagini di una Milano periferica ed inedita. Un’interesse nei confronti di aree marginali, anonime: i non luoghi che porteranno Paolo Costantini a definire la sua una poetica del vuoto. Le fotografie di paesaggi urbani gli permettono di partecipare nel 1982 alla Mission Photographique de la DATAR, un progetto di documentazione della trasformazione del paesaggio promosso dal governo francese. Nel 1991 fotografa la città di Beirut devastata dalla guerra con altri fotografi del calibro di René Burri, Joseph Koudelka, Raymon Depardon, Fouad Elkoury. Da quel momento fin alla fine della sua carriera il fotografo milanese realizza reportage su Berlino, Rio de Janeiro, Shangai, Istanbul, la Silicon Valley, Roma, le valli del Trentino, Mosca. Ha pubblicato oltre sessanta libri fotografici e ricevuto numerosi premi internazionali “Mi ero dato una specie di missione” racconta Basilico, “testimoniare come lo spazio urbano si modifica. Oggi lo fanno in tanti, negli ultimi dieci anni è stato considerato il lavoro più artistico che ci sia, e non c’è città al mondo che non venga fotografata”.