Gianni Pettena

Cofondatore dell’Architettura radicale in Italia, Gianni Pettena è convinto della necessità di ripensare il significato dell’architettura facendo propri gli strumenti e i linguaggi delle arti visive più che quelli tradizionali della progettazione architettonica. Le opere di Gianni Pettena si basano sul principio dello sconfinamento disciplinare, che lo porta ad una sperimentazione multidisciplinare che si fonda sulla convinzione di come non esistano confini culturali nel rapportarsi alle tematiche relative allo spazio fisico.

Fin dal 1967 inizia un percorso di “design alternativo”: mobili disegnati nella scala del luogo e non dell’uomo (Divano Rumble, 1967), installazioni in dialogo con luoghi significativi del contesto urbano (Carabinieri, Milite Ignoto, Grazia & Giustizia, 1968), interventi che contrappongono la vivacità del quotidiano alla staticità dei luoghi della rappresentanza e del potere (Laundry, 1969). L’osservazione della fisicità della natura è costante ed evidente in opere come la grande torre/albero – seconda installazione realizzata come visiting professor insieme agli studenti del quarto anno di architettura della University of Utah. Costruita in un lotto abbandonato, a pochi passi dal Campidoglio, nel centro della città. I tumbleweeds, i cespugli che rotolano nei deserti sono interpretati dall’autore come un simbolo di ‘lavorazione’ del territorio. Un elemento di totale casualità, libero, che invece viene imprigionato man mano che si avvicina alle città dalle reti che delimitano le autostrade. L’installazione intendeva soprattutto ricordare come la natura abbia i propri diritti anche all’interno di un contesto strettamente urbanizzato, una natura che, pur assumendo qui la forma di un grattacielo, rimane comunque solo natura.