Libera Mazzoleni

Libera Mazzoleni opera durante gli anni 70. Rifiuta l’arte astratta in quanto crede che l’arte non debba distaccarsi dal mondo reale. Una visione concreta che si esprime attraverso differenti linguaggi: dalla scultura alla fotografia, dalle perfomances alla realizzazione di libri, dalla pittura alla poesia visiva. Linguaggi che emergono da un approccio sperimentale e multidisciplinare, che nasce da una ricerca critica sulla realtà. Un’arte femminista, che indaga sull’identità di genere opponendosi alle leggi del modello patriarcale. Le immagini metaforiche, l’azione sui testi che vengono progressivamente cancellati/modificati liberano le opere di Libera Mazzoleni da pregiudizi e significati universalmente connotati. Seguendo il gioco tra le parole precipitate nell’oscurità e le parole lasciate in luce nelle diverse tappe di un’operazione artistica che si configura come work in progress dai molteplici sviluppi, emerge una narrazione frammentata, imprevedibile e spaesante che rovescia l’ordine del discorso e vanifica la norma che lo presiede. Nella performance Afanisi, tenuta dall’artista presso la Galleria Centrosei Arte Contemporanea di Bari nel 1977, Libera Mazzoleni si colloca al vertice di un triangolo mentre una donna e un uomo occupano gli altri due vertici. L’artista si muove e definisce un percorso scandito dal battito di un metronomo che si muove seguendo la voce registrata dell’artista. Libera Mazzoleni raggiunge dapprima la donna e in seguito l’uomo e in seguito torna indietro a ritroso. Tornata all’origine Libera Mazzoleni si siede e si dipinge il viso. Nella teoria psicoanalitica, l’afanisi è la scomparsa del desiderio sessuale. Afanasi è una critica alla psicoanalisi freudiana e alla fallace rappresentazione che dà della sessualità femminile in quanto basata sul modello di quella maschile. Il percorso è la metafora di una sospensione del conforme e un’apertura dell’esperienza a molteplici possibilità.