Luigi Ghirri

Luigi Ghirri nasce il 5 gennaio 1943 a Scandiano, vicino a Reggio Emilia. Vive a pieno gli anni della ripresa economica e il vivido clima culturale dell’Emilia degli anni 60. Osservatore critico dei cambiamenti sociali, intellettuale, uomo di lettere appassionato del Rinascimento Luigi Ghirri è una figura poliedrica. Le scene di vita quotidiana, l’identità dei luoghi e la loro memoria sono spunti di riflessione per il giovane Ghirri, affascinato dal cinema di Fellini, Antonioni o Zavattini. Nel 1969 l’immagine della Terra fotografata dalla navicella spaziale in viaggio per la Luna crea in lui una enorme emozione: la prima fotografia del mondo, l’immagine che conteneva tutte le immagini del mondo. Ed è la rappresentazione del mondo che diventa il fondamento di una ricerca che vede la fotografia come alleata: mezzo indispensabile per costruire una mappa personale del mondo. La maggior parte delle fotografie che scatta Ghirri sono nell’anonima periferia dietro casa, il paesaggio a lui più familiare. Si tratta di immagini di luoghi e persone colti nella loro quotidiana normalità. Dopo anni di sperimentazioni in cui lo spazio diventa protagonista delle sue riflessioni fotografiche, nel 1975 visita a Parma la mostra della Farm Security Administration. Il confronto con la fotografia americana rafforza le sue convinzioni su come la fotografia debba comprendere, trascrivere, parlare dell’esistente senza eccezioni. Ma è con Viaggio in Italia, l’ambizioso progetto di esplorazione fotografica da lui promosso con Gianni Leone ed Enzo Velati, che pubblicherà il manifesto della sua opera fotografica, portando alla nascita di una scuola, la Scuola di Paesaggio, in cui confluiranno tutti i massimi talenti fotografici dell’Italia degli anni 80. Viaggio in Italia rivoluziona la fotografia imponendo una riflessione urbanistica e sociale sui cambiamenti che hanno travolto lo spazio urbano dopo la ricostruzione. Un’intera generazione di fotografi comincia ad interrogarsi sul tempo dell’attualità predilegendo una ricerca oggettiva e topografica, che sappia guardare all’insieme del reale senza dimenticarsi quotidianità, banalità, margini e periferie.