Mario Giacomelli

Mario Giacomelli nasce l’1 di agosto 1925 a Senigallia. All’età di 9 anni il padre muore e la madre mantiene la famiglia prestando servizio come lava panni in un ospizio. All’età di 13 anni rimane affascinato dalla vetrina di una tipografia e trova impiego presso la Tipografia Giunchedi, fino allo scoppio della guerra. Dopo la ricostruzione vi torna come operaio tipografico. Nel 1950 decide di avviare la propria attività inaugurando la Tipografia Marchigiana sotto i Portici Ercolani. Le possibilità di composizioni e manipolazioni sperimentate attraverso l’arte tipografica affascinano Giacomelli in quanto rendono possibile dar luce a nuove forme grafiche. L’approdo al mezzo fotografico avviene nel 1953, quando acquista una Bencini Comet S del 1950. Giacomelli fotografa familiari, amici e colleghi, per poi inseguire e dare forma alle proprie ossessioni. Va al Lourdes, nei pellegrinaggi di Loreto, per immortalare sofferenza e disperazione. Torna all’ospizio e produce la serie Vita d’ospizio, che intitolerà Verrà la morte e avrà i tuoi occhi. Come il racconto visivo si fonda su un linguaggio poetico, così il titolo delle fotografie diventa una poesia con rimandi e assonanze. Il lavoro nei campi, la vita nei paesi, l’amore, il seminario, gli zingari sono racconti drammatici che scanditi da forti contrasti tra bianco e nero, danno forma ad una visione onirica del reale: «Nessuna immagine può essere la realtà, perché la realtà ti capita una volta sola davanti agli occhi». Nel 1955 vince il concorso nazionale di Castelfranco Veneto e inizia a pubblicare su riviste specializzate di Fotografia. Nel 1963 l’opera di Giacomelli viene segnalata a John Szarkowski, direttore del dipartimento di fotografia del MOMA di New York, che seleziona la fotografia Il bambino di Scanno per la mostra The Photographer’s Eye. Nel 1964 Szarkowski acquisisce l’intera serie Scanno e alcune immagini della serie Io non ho mani che mi accarezzino il volto, dedicata alla vita in seminario. Lo stesso anno partecipa alla Biennale di Venezia con la serie Vita da Ospizio. Nel 1967 comincia la serie dedicata all’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Master: l’artista ragiona sul tema della narrazione interpretando il personaggio di Carolin Brenson. Negli anni 70 Giacomelli dedica una serie alla natura: chiede, pagandoli, ai contadini di realizzare solchi sulla terra e realizza i primi scatti aerei di paesaggi. Dalla fine degli anni settanta, caratterizzati da un sempre crescente legame tra fotografia, arte astratta e poesia, Giacomelli attraversa un periodo di analisi e approfondimento della propria attività artistica. Muore il 25 novembre 2000 a Senigallia.