Mario Schifano

Sono gli anni della dolce vita e il ventenne Mario Schifano espone già nelle più prestigiose gallerie delle città più all’avanguardia: Roma e New York. Nel 1962 Schifano apre uno studio a New York e frequenta gli artisti della Pop Art, diventando amico di Andy Warhol e Rauschenberg. Mario Schifano dipinge monocromi, che si popolano di segni, cifre, locuzioni, parole con valore didascalico. Comincia ad opporsi all’informale a favore di una pittura bidimensionale, facendo uso di carta da pacco accartocciata che conferisce spazialità alla tela. Quando scoppia la contestazione del 1968, assieme ai valori tradizionali, viene messa in discussione anche la pittura. Mario Schifano abbandona la pittura e inzia ad interagire con la tecnologia. A partire dagli anni 70 inizia a scattare ossessivamente fotografie, attratto in particolar modo dall’immediatezza offerta dalle nuove polaroid, che garantivano uno sviluppo istantaneo. Le tematiche affrontate nelle molteplici polaroid, scattate ossessivamente e in seguito modificate alla maniera di Andy Wharol attraverso la stesura di frasi e simboli a pennarello, sono principalmente due: immagini estrapolate dalla televisione e poi associate fra loro e immagini erotiche di corpi. Le polaroid diventano il taccuino su cui annotare nell’immediatezza immagini familiari o del mondo contemporaneo.