Michele Zaza

Michele Zaza non si definisce né fotografo né performer. Il suo lavoro è un teatro personale e familiare, intellettuale ed esistenziale, con rappresentazioni da camera. La sua ricerca espressiva inizia negli anni 60. Nel 1973, fotografando l’anziana madre, comincia una serie di sequenze fotografiche. Per tutta la durata del decennio le sue tematiche sono improntate sul rapporto con la propria terra, sulle radici culturali, sul senso del tempo, sulle simbologie che si stemperano in una fotografia introspettiva. Nel Ritratto Celeste (1977) Michele Zaza scandaglia il corpo e il volto dei suoi protagonisti-performer, padre e figlio??? Le footografie sono come rivelazioni che convertono il pensiero in immagini, con l’obbiettivo di sopraggiungere alla meditazione in un’immersione temporale ciclica, assoluta, senza tempo. Nei decenni 80 e 90 inizia la successiva produzione dell’artista dove il colore applicato sul corpo porta a una sorta di trasfigurazione del soggetto ritratto. L’artista crea così degli spazi magici-arcaici-spirituali dominati da un blu profondo, cosmico, onirico, segreto. Michele Zaza ha avuto molta fortuna all’estero, dalle gallerie di Parigi e New York alla Documenta di Kassel.