Nino Migliori

 

Nino Migliori comincia a fotografare nel 1948 indagando con toni delicati e un forte intimismo la trama delle abitudini, dei costumi e delle relazioni sociali dei paesi della bassa padana, come nella fotografia Una sera d’estate che, scattata nell’estate del 1953 alla facciata di un palazzo emiliano, coglie la scena vernacolare di una famiglia radunata per la cena: “Sera d’estate fa parte della serie ‘Gente dell’Emilia’. Era il periodo in cui per me fotografare significava re-impossessarmi della vita, entrare in contatto con le persone, avere la libertà di muovermi e di fare, superare il senso di precarietà, senza la paura di un allarme o la necessità del coprifuoco. Una scena del genere pochi anni prima non era possibile riprenderla: luci accese e finestra aperta nel buio della notte, in tempo di guerra, erano un pericolo. Quindi quella scena rappresentava la libertà dell’agire, ma è stata stimolata anche dall’emozione di entrare come ospite non invitato in una situazione che accendeva la curiosità. Non bisogna comunque dimenticare che c’è sempre anche una terza narrazione che è quella del fruitore. Guardandola quasi 70 anni dopo, quale è la sua interpretazione-narrazione?” Nino Migliori.