Roberto Salbitani

Tragitti che seguono le tracce del reale, ma contaminati con un’attitudine fotografica visionaria, caratterizzano il lavoro di Roberto Salbitani, fotografo che nasce a Padova nel 1945. Il primo lavoro (1972) ha per titolo La città Invasa. Un’indagine sulla città contemporanea, popolata da uomini ormai indifferenti al rapporto con il reale, che come vampiri si nutrono di immagini, dei nuovi segni della società del consumo e “che sembrano davvero soddisfarli con vere sensazioni ed emozioni, con gioie e tragedie che contengono la piena realtà delle cose e quella terza dimensione che essi desiderano fortemente”. La fotografia di Salbitani è originata dalla realtà e il fotografo la scopre, viene attratto da un determinato contesto. È come un canto delle Sirene, una vocazione quella che spinge il fotografo a fotografare luoghi determinati, come un treno, un sito archeologico, un manicomio. Nell’opera di Roberto Salbitani la realtà viene raccontata con un approccio sperimentale, imperniato di intimismo. Sperimentazioni evidenti nell’uso ricorrente del formato circolare, che enfatizza la visione ma la rende al contempo circoscritta, racchiusa in confini ristretti e dettati dalla visione soggettiva dell’autore stesso. Fonda alla Giudecca a Venezia il Centro Fotografia che, per cinque anni, dal 1980 al 1985, svolge sul territorio un’attività conoscitiva sulla fotografia attraverso corsi di base, incontri con fotografi, esposizioni. Seguono molti altri lavori che hanno come nucleo centrale l’idea di come poter visualizzare il paesaggio, e dall’altra lo studio degli aspetti simbolici della natura.