Vincenzo Castella

Vincenzo Castella crede nell’annullamento totale dell’io narrante. Una ricerca rivolta alla conquista di una visione universale della realtà, in cui il colore è uno dei fondamenti compositivi. Convinto che la città abbia un proprio linguaggio si appropria della fotografia come mezzo di decifrazione dello stesso. La fotografia di Castella, come quella dei fotografi che parteciperanno alla Scuola di Paesaggio di Luigi Ghirri, è fortemente influenzata dalla fotografia americana di Paul Strand, Walker Evans, Charles Sheler. Si tratta di una fotografia concettuale, finalizzata alla rilettura di modelli ed immaginari simbolici collettivi. Dagli anni 90 l’interesse nello studio del paesaggio influisce sempre di più sui contenuti della fotografia di Castella, che si dedica ad un’indagine sulla città metropoli e sulle difficoltà di chi ci vive di comprenderne le evoluzioni. Nel 1998 inizia a lavorare ad una serie di immagini sugli edifici urbani e realizza ipotesi di sequenze di narrazione visiva del tessuto delle città. Le sue fotografie sulle metropoli tentano di comprendere quello che sta accadendo globalmente, i cambiamenti urbanistici in tempo reale che avvengono nella contemporaneità, per definirne il percorso e gli eventuali scenari futuri.