Luciano Ori

La sua iniziazione al mondo artistico è precocissima, infatti, a soli dodici anni è già impegnato nella realizzazione dei bozzetti dell’operetta La Gran Via, per il Teatro della Pergola. Dopo una prima formazione artistica dove passa dalla pittura post-metafisica a quella geometrica alla Piet Mondrian, negli anni 60, inizia a sviluppare un tipo di lavoro che ben si fonde con le prove del Gruppo 70 al quale si unisce dal 1964 quando, Miccini e Pignotti organizzano il Secondo Convegno sul tema Arte e tecnologia, dove nasce il concetto di poesia tecnologica di cui Ori è uno dei promotori. Dalla poetica tecnologica, Ori elabora la pittura tecnologica (ricordiamo il testo Poesia Visiva, Pittura Tecnologica del 1966) ed anche un tipo di collage che lui definisce “totale” basato interamente su una rielaborazione di materiale preesistente prelevato da riviste e quotidiani, e che quindi lo inserisce tra gli iniziatori della poesia visiva. Diventa uno dei protagonisti del Gruppo 70: partecipa nel 1965, al Terzo Festival del Gruppo 70 alla Galleria La Vigna Nuova, in seguito, entra a far parte del Gruppo Internazionale di Poesia Visiva il cui più memorabile evento si realizza al Festival di Fiumalbo, con Parole sui muri, del 1967. Negli anni 70 il suo interesse è volto principalmente al teatro visivo – citiamo Spartiti Teatrali 1964-1971 del 1973 – e alla musica visiva, per la quale, cura la pubblicazione del testo antologico Musica Visiva, con interventi di Sylvano Bussotti, John Cage Daniele Lombardi e Luciano Berio. Nel 1966 realizza Teatro Visivo, una serie di tavole che secondo Marshal Mac Luhan sono la base per un genere di teatro globale; nel 1967, pubblica Io c’era, un racconto visivo dedicato alla tragedia dell’alluvione di Firenze. Nel 1975, realizza una collana di Poesia Visiva Internazionale editata da Carucci di Roma, alla quale si sussegue nel 1979, una mostra storica di Poesia Visiva Internazionale, da lui curata per il Comune di Firenze, che si svolge nella Sala D’Arme di Palazzo Vecchio.