Gianfranco Baruchello

Artista, nato a Livorno il 24 agosto 1924. Conseguita la laurea in matematica, dalla fine degli anni Cinquanta si dedica alla pittura, nel decennio seguente fa seguire un’attività espositiva assidua anche a livello internazionale. Alla ricerca nell’ambito della pittura-scultura-scrittura si collega in stretta sintonia un’attività multiforme che accanto a libri (Mi viene in mente, 1966; Avventure nell’armadio di plexiglass, 1968; Fragments of a possible Apocalypse, 1978; Agricola Cornelia S.p.A. 1973-81, 1981; Why Duchamp, 1986), a videonastri e film (La verifica incerta, con A. Grifi, 1964-65, omaggio a M. Duchamp anche nell’utilizzazione di frammenti di pellicole destinate al macero come rivisitazione cinematografica del ready-made; Costretto a scomparire, 1968; Norme per gli olocausti, 1969; La dégringolade, 1970, ecc.) promuove azioni e installazioni di diversa natura (Concerto per pacco, con V. Gelmetti, 1967; Finanziaria Artiflex, 1968; Agricola Cornelia S.p.A. 1973-81, 1981; Morte e nascita del pane, 1981; Una casa in fil di ferro, 1982). Partecipe della contestazione culturale e politica delle avanguardie degli anni Sessanta, dopo una sorta di raggelato espressionismo astratto nell’esperienza informale e una rivisitazione neo-dada nell’assemblaggio di oggetti trovati, perviene, con ascendenza duchampiana, a una sua originale figurazione. Minuscoli disegni dal tratto netto e schematico, campiti con tonalità chiare, e scritte minute tracciano su una superficie monocroma, per lo più bianca, o nello spazio asettico di una scatola, agito da elementi tridimensionali, itinerari labirintici, in un creativo processo di atomizzazione di un infinito visibile e mentale. In un flusso inesauribile di combinazioni, si svolgono microscopici ma complessi racconti dell’assurdo che contengono simbologie collegate a diversi strati culturali, metafore plurime, implicazioni psicoanalitiche e parafrasi pungenti.